ERMELINDA

Ho conosciuto Bianca Guidetti Serra nella tarda mattinata di un lunedì del 1988. L’ho conosciuta in un’aula di tribunale, era la mia avvocata e mi difendeva da un’accusa di furto. Quando negli uffici della questura chiesero a me e a Stiv, mio giovane compagno di avventure, se volevamo nominare un’avvocato rispondemmo all’unisono: Bianca Guidetti Serra, e lei accettò. Sapevamo entrambi che difendeva i compagni. Io avevo letto i suoi libri sulla resistenza delle donne.

Ci trovavamo in quella situazione perché il sabato precedente avevamo partecipato ad uno dei primi tentativi di occupazione di quello che oggi è il Centro Sociale Askatasuna. Avevamo preso possesso dei locali e cercavamo di organizzare una festa per la serata con una certa difficoltà perché non c’era la luce. Fu questa la ragione per cui alcuni tra noi pensarono di andare a prendere delle candele e, piuttosto ingenuamente, andammo nella vicina chiesa di p.za Santa Giulia dove effettivamente trovammo le candele e fuori ….anche la polizia che arrestò me e Stiv  portandoci via ammanettati e con gran suono di sirene….

Era una situazione  surreale. Il prete non solo ci aveva denunciato, in tutto avevamo preso una decina di candele, ma rifiutò anche di ritirare la denuncia come proposto dal papà del compagno offrendo un risarcimento di  50 mIlalire!

Così fui trattenuta nelle celle di via Grattoni, in isolamento, in attesa del processo che si sarebbe svolto il lunedì successivo. Stiv, minorenne, fu spedito al Ferrante Aporti. Quando entrai nell’aula, abbastanza provata dall’intenso fine settimana, mi scaldò la presenza delle compagne-i che si erano mobilitati, protestando per l’evidente assurdità del processo, ed erano venuti in tanti.

Ma più di tutto mi colpì la difesa che la Guidetti fece, legittimando il mio gesto. Parlò della necessità di luoghi per i giovani che avevano voglia di aggregarsi, creare socialità liberata, provare ad autogestirsi le proprie attività, i propri progetti sociali e politici, le proprie vite. Provare a vivere fuori dalle logiche del consumo. Disse tante altre cose, parlò a lungo. Tanto che pensai… se continua così non mi libereranno mai! Riempì di significato politico il mio gesto che era stato assolutamente spontaneo nell’espressione di un immediato bisogno che si poteva soddisfare in una struttura pubblica e…sacra!

Insomma Lei capì, e rivendicò il valore sociale di quell’azione. Mi condannarono a quindici giorni col beneficio della condizionale. La Guidetti era gratuita. Difendeva i compagni-e.

Ciao compagna Bianca, ciao bella ciao!

da: NoTav.info.

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